FamiliariIl bambino e la morte di un genitore: cosa fare

Per un bambino la morte di un genitore, in particolare della madre, è l’esperienza più grave che possa incontrare: significa la perdita di sicurezza e di affetto, la perdita di vicinanza, supporto e riconoscimento, la perdita della guida e dell'amore su cui faceva affidamento e di cui ancora ha fortemente bisogno e desiderio.

Il bambino, inoltre, deve affrontare l'esperienza di un "doppio lutto": oltre al dolore per la morte del proprio genitore, si trova a vivere anche l'inconsolabile sofferenza del genitore superstite: teme di perderlo, di rimanere solo e talvolta perfino di essere abbandonato.

È necessario rassicurare i bambini su come andrà avanti la loro vita e quella della famiglia e far capire loro che qualsiasi cosa dovesse avvenire non saranno mai lasciati soli. I bambini devono essere accompagnati passo passo nel percorso di accettazione ed elaborazione della realtà dolorosa, sostenuti da un rapporto affettivo fatto di fiducia, dialogo e condivisione sia all’interno della famiglia, che in ambito sociale.

Anche per gli adolescenti affrontare la perdita di un genitore è molto difficile e doloroso: non si sentono più gli stessi di prima, si sentono deprivati del legame, dell'affetto, della guida e dell'appoggio che si aspettavano per la propria crescita.

"Senza mio padre che fine farò?" Francesco

Durante il processo del lutto gli adolescenti devono imparare a vivere con il vuoto che si è venuto a creare e possono avere comportamenti molto diversi: abbattersi, diventare passivi e chiudersi all'esterno, oppure – per difendersi e proteggersi dal dolore e dall'angoscia – possono assumere atteggiamenti pieni di rabbia e aggressività, o negare la morte, o evidenziare atteggiamenti eccessivamente ottimisti e pieni di speranza pur di non sentirsi diversi dai coetanei.

Con la morte di un genitore cambia anche la struttura della famiglia e si ridefiniscono i ruoli. Questo può provocare in una fase iniziale incertezza e confusione. Gli adolescenti - che vivono un periodo di trasformazione fisica, psichica, relazionale, contrassegnata dal desiderio di essere più indipendenti e autonomi - sentono di dover far fronte anche alle problematiche familiari. Ci può essere il rischio di una eccessiva autoresponsabilizzazione nei confronti della famiglia e un conseguente senso di appesantimento nel doversi assumere responsabilità e impegni.

Mi è toccato diventare grande prima del tempo e occuparmi anche dei miei fratellini e di tante altre cose di casa, se no mia madre, da sola, non poteva farcela”. Maria Teresa

Non sempre le circostanze permettono che i bambini o i ragazzi possa continuare a vivere senza nessuna responsabilità aggiuntiva rispetto a quelle che gli competono in base alla sua età, ma bisogna cercare il più possibile che il ragazzo non assuma su di sé più responsabilità del necessario. Questo rischio può essere in parte contrastato parlando esplicitamente ai  figli e palesando, che pur nella difficoltà, il genitore presente rimane il punto di riferimento della famiglia.

 

Pur rispettando i bisogni di distinzione e autonomia degli adolescenti, è bene non lasciarli soli nel far fronte a dubbi, rabbia, aggressività, angoscia, sentimenti di abbandono, sensi di colpa perchè altrimenti le difficoltà possono intensificarsi e perdurare ostacolando la risoluzione del lutto.

Non c’è comunicazione con mio padre, non ho il coraggio di dirgli che mi sento triste e sto soffrendo. Penso che se ne farebbe una colpa e tutti e due ci sentiremmo ancora peggio". Sofia

Dare la possibilità al ragazzo di esprimere liberamente i suoi sentimenti ed i suoi pensieri, fargli sentire che non ci spaventiamo di fronte al suo dolore, è importantissimo per aiutarlo ad elaborare il lutto.

" Ero molto arrabbiato con mia madre che era morta all'improvviso. Sapevo naturalmente che non era colpa sua, ma mi sentivo tradito, abbandonato e mi sembrava di non poter confessare a nessuno questo sentimento ovviamente irrazionale. . Poi una sera mentre ero con mia zia in una situazione di tranquillità, ho tirato fuori tutto quello che sentivo dentro. Temevo si sarebbe arrabbiata, invece si è commossa, mi ha abbracciato e mi ha detto che anche lei, seppur adulta, sentiva a volte le stesse cose. Aver potuto parlare con lei mi ha fatto stare meglio" Andrea

Al contrario può accadere che il ragazzo/a non abbia desiderio di parlare e di condividere ed è importante rispettarlo nel suo "silenzio". 

I modi di vivere la perdita di un genitore possono essere vissuti sia nei bambini sia negli adolescenti in svariati modi, a seconda della loro personalità, del contesto generale, o da altre variabili; è importante non giudicarli, lasciarli davvero liberi di esprimersi come è per loro più congeniale, mantenendo un atteggiamento di apertura e di accoglienza nei loro confronti.