DocentiSuicidio di uno studente: come aiutare la classe ad affrontare il lutto

Il suicidio di un allievo è un evento traumatico e doloroso che sconvolge l’andamento di tutta la scuola ed è compito di questa intervenire non appena lo si viene a sapere per sostenere i compagni di classe e gli altri allievi della scuola e far loro capire che non sono soli ad affrontarlo.

Un tale evento non va assolutamente taciuto ma “accompagnato” per evitare la stigmatizzazione, l’eroicizzazione e l’idealizzazione sia del compagno che dell’atto suicida per far sì che, nel farvi fronte costruttivamente, quanto accaduto  possa diventare occasione di approfondimento, riflessione e maturazione per tutti.

Gli insegnanti, colpiti essi stessi dall’evento, sono spesso in difficoltà a discuterne con i ragazzi: temono di non essere capaci a gestire l’emergere di considerazioni ed emozioni troppo violente e negative e talvolta possono sentirsi in colpa per non aver compreso il disagio dell’allievo. I ragazzi, invece, saranno rassicurati e sostenuti dalla possibilità di avere uno spazio nel quale esprimere le loro paure e parlare di un argomento di così forte impatto  emotivo, che in genere viene  ignorato ed evitato in ambito sociale. E‘ bene che un insegnante ben informato, ancor prima del funerale, parli in classe di quello che è accaduto, aiutando ragazzi a confrontarsi con questo evento così disorientante e usando parole chiare  quali­ “si è impiccato” .. “si è buttato giù dal balcone”. È sicuramente  meglio che i ragazzi ricevano le informazioni da adulti che le hanno accertate e che sono a loro vicini piuttosto che dalla televisione, dai giornali o da altri studenti della scuola. Durante il dialogo con gli allievi è essenziale aiutarli ad esprimersi per elaborare le forti emozioni  che sperimentano nei confronti del compagno e dell’atto commesso. Tali emozioni vanno dall’ammirazione ed esaltazione del suo gesto al disprezzo e alla svalutazione, dalla vergogna all’impotenza e alla rabbia e soprattutto ai sensi di colpa per non aver capito, per non essere intervenuti, per non essergli stati più amici. I ragazzi sono molto interessati non solo alle risonanze che  l’episodio suscita  in loro stessi e nella  classe  ma anche alle problematiche che inducono a questo rifiuto della vita: la sofferenza psichica, l’infelicità, l’impotenza e l’incapacità di trovare una soluzione ai problemi, il senso di inutilità della vita, la perdita della stima di sé, l’isolamento, i problemi in famiglia, la depressione. Le loro domande vanno accolte e accompagnate perché il bisogno di capacitarsi rispetto a quanto è accaduto è pressante ed  è bene chiarire che la morte volontaria del loro compagno non è stata determinata da un’unica causa  ma è legata a un intreccio di condizioni che riguardano non solo l’adolescente ma tutto il suo contesto sociale e relazionale.

È anche utile decidere insieme, docenti e allievi, come partecipare al funerale, cosa fare in classe del posto  del compagno (lasciarlo vuoto o farlo occupare da chi lo desidera o dal suo amico più caro, mettere una foto, …), come ricordarlo all’interno della scuola (con un minuto di silenzio in ogni classe, un articolo sul giornale interno della scuola, una commemorazione, … ). Sarebbe importante invitare i genitori degli allievi a partecipare  ai funerali per renderli consapevoli delle difficoltà che i loro figli stanno affrontando e possano essere maggiormente loro vicini.

Inoltre, per contrastare il senso di disorientamento, che i ragazzi sperimentano, è importante anche aiutarli a riconoscere che il compagno che si è ucciso non è riuscito a vedere le risorse disponibili per superare quel momento di crisi, segnalando l’importanza di confidarsi con gli amici e/o con persone adulte di fiducia, di cercare un sostegno per trovare possibili alternative e soluzioni ai problemi che stanno vivendo o di richiedere un aiuto professionale per affrontarli. E‘ necessario informare gli studenti sulle risorse disponibili a livello locale ed incoraggiarli a chiedere ed ottenere aiuto per se stessi e i loro amici.

Il suicidio di un allievo è la drammatica testimonianza del disagio giovanile e la scuola dovrebbe farsi promotrice di interventi di sensibilizzazione, prevenzione e formazione dei docenti e degli allievi con il coinvolgimento dei genitori e la cooperazione dei servizi esistenti nel territorio.
 

Si può cercare sostegno e aiuto ricorrendo a:

  • i Servizi Materno Infantili e dell’Età Evolutiva, che si occupano del benessere fisico e psichico e della promozione della salute dei bambini e degli adolescenti, realizzano interventi di prevenzione, cura e riabilitazione attraverso il servizio di medicina scolastica, i consultori familiari, il settore della neuropsichiatria dell’infanzia e dell'adolescenza fino ai 18 anni;

  • i Dipartimenti di Salute Mentale, finalizzati alla prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione nel campo della psichiatria e all'organizzazione degli interventi rivolti alla tutela della salute mentale dei cittadini, dai 18 anni in poi.

Può anche essere di aiuto consultare un recente documento del Progetto Euregenas : http://www.euregenas.eu/wp-content/uploads/2015/05/Prevenzione-del-suicidio-intervento-e-post-intervento.-Uno-strumento-per-le-scuole.pdf

Il progetto ha lo scopo di offrire alle scuole informazioni di base sul comportamento suicidario, un esame delle strategie per la prevenzione del suicidio e per la promozione della salute mentale nelle scuole, esempi di buone prassi e strumenti pratici.

Alcuni associazioni italiane offrono aiuto per la prevenzione del suicidio:

www.samaritansonlus.org/suicidio.php numero verde 800860022

www.telefonoamico.it numero verde 199 284 284

www.amicocharly.it (solo Milano)

www.prevenireilsuicidio.it/

e per l'accompagnamento a chi è sopravvissuto al suicidio di un caro:

www.deleofundonlus.org

www.soproxi.it